lunedì 10 aprile 2017

"Un piacere a cui non potevo rinunciare"


Tratto dal libro di Stella Borghesi:
I COLLANT DI MIO MARITO
Pubblicato da YOUCANPRINT

Nuova edizione rivista e aggiornata nel febbraio 2017
Disponibile anche in versione digitale su Streetlib


“Stavo seduto accavallando piacevolmente le gambe sul divano “Chester” di pelle bianca e mi divertivo a pensare che sarei stato un bravo progettista di interni. Poi lentamente mi alzai e camminando sui tacchi alti mi sentii avvolgere da un senso di pace interiore e di tranquillità, come se in quei momenti le tensioni si allentassero e il mio corpo potesse ritrovare il proprio delicato e misterioso equilibrio. Tutto mi appariva appagante e percepivo questa sensazione come un bisogno, un piacere, una necessità. A volte queste sensazioni mi davano una specie di dipendenza. Ero perfettamente consapevole che questa dipendenza comportava un rischio elevato per la mia vita sociale e familiare eppure,  nonostante  tutto, rappresentava ancora un piacere a cui non volevo rinunciare, un po’ come il fumatore che si ostina a comperare le sigarette  nonostante la consapevolezza dei rischi per la sua salute.


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domenica 9 aprile 2017

"Senza lasciare indizi"




Tratto dal libro di Stella Borghesi:
I COLLANT DI MIO MARITO
Pubblicato da YOUCANPRINT
Nuova edizione rivista e aggiornata nel febbraio 2017
Disponibile anche in versione digitale su Streetlib


“Nei primi tempi mi ero ritagliato a fatica lo spazio ed il tempo  necessario per poter dare libero sfogo al mio desiderio di vestirmi e di truccarmi da donna ma una volta conclusa la mia interpretazione “enfemme” ritornavo velocemente nella parte maschile dell’uomo sposato insospettabile. Ogni indizio veniva accuratamente cancellato e non rimaneva traccia visibile della mia interpretazione “enfemme”. Quello che accadeva quando mi vestivo da donna era circoscritto  in un ritaglio di tempo di un paio d’ore al massimo. In un certo senso immaginavo la mia vita come si trattasse di un film girato molto bene, con la sola esclusione di quei pochi fotogrammi di pellicola  che venivano giudicati sconvenienti e che dovevano essere tagliati. A parte quella piccola parentesi censurata, il resto andava decisamente bene e poteva essere mostrato senza imbarazzi. La carica erotica associata a quei vestiti così femminili e raffinati  era potentissima ed era quello il motivo principale che faceva scattare il mio impulso al travestimento. Con il passare del tempo la molla dell’eccitazione sessuale rimaneva sempre valida ma avevo sempre bisogno di stimoli nuovi oppure di intensità maggiore.”


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https://stores.streetlib.com/it/stella-borghesi/i-collant-di-mio-marito/

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sabato 8 aprile 2017

"Nel raffinato mondo delle donne"


Tratto dal libro di Stella Borghesi:
I COLLANT DI MIO MARITO
Pubblicato da YOUCANPRINT
Nuova edizione rivista e aggiornata nel febbraio 2017
Disponibile anche in versione digitale su Streetlib

Quello che gli psicologi ed i medici specialisti chiamavano il disturbo della “disforia di genere” era una cosa che non mi apparteneva.
Gli esperti usano sempre terminologie mediche complicate anche per dire le cose più semplici, parlano di sindrome travestitistico di tipo narcisistico, di autoginefilia, di femifilia, di travestitismo periodico, parziale, costante, con caretteristiche feticistiche suddivise tra esterne ed intime.
Ma che ne sapevano loro? Avevano mai provato a travestirsi da donna? Sulla base di cosa formulavano le loro strampalate idee e statistiche? 
Solo una minima parte delle persone che si traveste occasionalmente da donna come me sente la necessità o il bisogno di un supporto psicologico e si rivolge a medici o psicologi specialisti.
La mia era solo una breve e avventurosa escursione nel mondo  delle donne, era solo un modo per potermi avvicinare di più a loro, per sentirle più vicine, per comprenderle meglio. Non era un bisogno compulsivo, non era una cosa da curare perché semplicemente non era una malattia. Era solo l’unico modo che avevo a disposizione per poter dare un’occhiata all’altra metà del cielo e per fare questo era necessario dover infrangere delle regole e oltepassare quei limiti che solo a pochi era concesso fare. Io mi sentivo una persona speciale perché ero uno di quei pochi privilegiati a cui era stato concesso tutto ciò.
Ero libero di sentirmi dolce e desiderabile, vulnerabile e indifeso come una donna e sapevo di provare delle emozioni così intense e profonde da correre il rischio di sentirmi felice.



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venerdì 7 aprile 2017

"Emozioni su tacco 12"



Tratto dal libro di Stella Borghesi:
I COLLANT DI MIO MARITO
Pubblicato da YOUCANPRINT
Nuova edizione rivista e aggiornata nel febbraio 2017
Disponibile anche in versione digitale su Streetlib

“Mi allontanai lentamente dalle strade porticate  del centro e mi ritrovai su un ampio viale tranquillo costeggiato da un filare di platani. I fari delle poche macchine in transito illuminavano per alcuni istanti le imponenti cancellate in ferro battuto che delimitavano gli ingressi  di antiche e signorili dimore. In qualche modo percepivo di essere una persona speciale che si era creata il  suo favoloso mondo . Era un mondo fatto di fantasie, di sogni, di intenzioni e di pensieri propri. Un mondo diverso ma dove in fondo mi sentivo al sicuro e libero di essere me stesso, nonostante tutte le paure e le proibizioni.
Mi sentivo vulnerabile, ma non per questo indifeso.
Mi sentivo speciale, ma non  per questo diverso.
Mi sentivo vivo, mi sentivo bene.
Avevo bisogno di quella femminilità  che impersonificavo così bene, era come un surrogato, come se cercassi di creare su me stesso ciò che avevo sempre desiderato e ammirato nelle donne. Forse il mio era solo il  bisogno di soddisfare quella necessità che non era stata soddisfatta negli anni della mia crescita quando le ragazze con cui uscivo si vestivano come i ragazzi rifiutando di indossare tutte quelle cose raffinate e femminili che io invece ammiravo così tanto.
Sapevo che entro poche ore sarei tornato ad interpretare la mia parte maschile  ma in quel momento non mi interessava il passato ne il futuro e volevo solo poter godere di quegli attimi così intimamente piacevoli. Non avevo nessun desiderio o rimpianto di non essere nato donna, perché nel mio genere maschile ci stavo bene e non lo avrei mai cambiato.”



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giovedì 6 aprile 2017

"Con la pelle depilata"


Tratto dal libro di Stella Borghesi:
I COLLANT DI MIO MARITO
Pubblicato da YOUCANPRINT
Nuova edizione rivista e aggiornata nel febbraio 2017
Disponibile anche in versione digitale su Streetlib

Con la pelle depilata e liscia le mie gambe avevano assunto sembianze decisamente  femminili e questo mi faceva sentire piacevolmente gratificato nella mia vanità ma allo stesso tempo preoccupato che tale bellez za potesse apparire un po’ sospetta per Stella. Forse inconsciamente le stavo lasciando un altro indizio da seguire per farla avvicinare a quella scomoda verità che non ero stato in grado di confessarle.
È  stato in quel periodo che la mia fantasia era più attiva che mai e giorno per giorno sentivo crescere quel desiderio ancora irrealizzato di provare ad uscire per la prima volta completamente vestito da donna. Fino a quel momento il massimo della trasgressione “enfemme” era stata la passeggiata al buio nel giardino di casa e di fatto le mie avventure si limitavano a saltuarie vestizioni davanti allo specchio dove la mia trasformazione al femminile faceva crescere la mia eccitazione e molto spesso si concludeva nella valvola di sfogo dell’autoerotismo. Avevo però da sempre il grande desiderio di poter provare l’ebbrezza di camminare all’aperto tra la gente sapendo che chiunque avrebbe potuto rivolgermi la parola con un approccio diretto. Sapevo bene che mi sarei sentito estremamente vulnerabile ed era proprio questo pensiero che mi eccitava e mi spaventava allo stesso tempo.



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mercoledì 5 aprile 2017

"Acquisti emozionanti"



Tratto dal libro di Stella Borghesi:
I COLLANT DI MIO MARITO
Pubblicato da YOUCANPRINT
Nuova edizione rivista e aggiornata nel febbraio 2017
Disponibile anche in versione digitale su Streetlib


In fondo non potevo lamentarmi di nulla visto che avevo trovato il modo di soddisfare con un certo equilibrio i miei inconfessabili desideri segreti. A volte il sabato pomeriggio  io e Stella facevamo shopping assieme e quando notavo dei capi di abbigliamento femminili particolarmente raffinati cercavo invano di convincerla all’acquisto. I vestiti che provava le stavano benissimo ma lei invece si lamentava quasi sempre che la gonna era troppo corta, troppo giovanile oppure  che non c’era la mezza taglia in più o in meno. A volte quei vestiti mi apparivano così irresistibilmente belli che spesso decidevo di ritornare qualche giorno dopo, ovviamente da solo, per poterli comperare senza nemmeno provarli. A volte invece, quando avevo più tempo a disposizione, uscivo di casa con il preciso intento di fare acquisti femminili e mettevo i collant sotto i pantaloni. In genere cercavo un centro commerciale dove potermi confondere facilmente  e portavo nella cabina di prova due paia di pantaloni con due gonne nascoste sotto. Era eccitante la consapevolezza che se qualcuno avesse aperto la porta della cabina di prova (o peggio ancora, la tendina!)  mi avrebbe visto in gonna e collant. Di solito non sbagliavo quasi mai la taglia. Avevo infatti scoperto che la 44 (o l’equivalente taglia M) corrispondeva alla 46 del corpo maschile per cui, salvo pochi casi, uscivo soddisfatto con l’acquisto. Questa era la mia vita allora e pensavo che con mia moglie, dopo l’illusione di quella straordinaria settimana bianca, non ci sarebbero stati sviluppi interessanti e più trasgressivi e anche se avrei tanto desiderato potermi confidare con lei e coinvolgerla in questi miei desideri sapevo di avere  ormai ben poche speranze.



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martedì 4 aprile 2017

"Una trasformazione temporanea"


Tratto dal libro di Stella Borghesi:
I COLLANT DI MIO MARITO
Pubblicato da YOUCANPRINT
Nuova edizione rivista e aggiornata nel febbraio 2017
Disponibile anche in versione digitale su Streetlib

Era come se fossi a conoscenza di un passaggio segreto in grado di condurmi in quella parte del mondo così affascinante da cui ero stato escluso. In  meno di mezz’ora ero in grado di passare dal genere maschile a quello femminile e durante quella transizione potevo osservare il mio corpo modificarsi magicamente fino a sovrapporsi all’immagine di quella donna ideale a cui cercavo di assomigliare. Poi mi guardavo davanti allo specchio  e fissavo  stupito e affascinato quella figura un po’ ambigua che sembrava appartenere alla terra di mezzo, quel territorio indefinito che separa i maschi dalle femmine. Sapevo però che era solo un bel gioco, non certo una scelta di vita. Mi piaceva fotografarmi davanti allo specchio e credo che non fosse solo per soddisfare la mia vanità. Qualsiasi donna  può  guardarsi allo specchio e truccarsi tutte le volte che vuole. Io invece potevo farlo  solo in rare occasioni ed in un certo senso le fotografie digitali erano il mio specchio dove poter rivedere in seguito le mie migliori interpretazioni “enfemme”, quasi per avere conferma dell’esistenza di quella donna misteriosa che ogni tanto si faceva sentire reclamando un po’ di attenzione. Era il solo modo per dimostrare la sua reale esistenza e per convincermi che non era solo il frutto della mia fantasia. Quando provavo quei vestiti così belli cercavo di  “mettere in scena” il mio ideale femminile e allora  indossavo tutto ciò che avrei desiderato di veder indossato dalla mia donna ideale. Le emozioni di quei momenti erano spesso così intense e coinvolgenti da indurmi nel tempo una sorta di dipendenza. Sapevo che era solo un gioco ma sapevo bene che questo gioco stava diventando sempre più coinvolgente e pericoloso. In quei momenti ringraziavo il progresso tecnologico dell’era digitale perché altrimenti non avrei mai avuto il coraggio di sviluppare quelle immagini da un fotografo tradizionale.